PREGHIERA AD APOLLO

Preghiera ad Apollo Timbreo è un appellativo di Apollo, così chiamato dalla città di Timbra, nella Troade, antica località dell’Anatolia, dove sorgeva un tempio dedicato al suo culto (cfr. Aen. III 85, Georg. IV 322).  Thymbraee, domum; da moenia fessis et genus et mansuram urbem; serua altera Troiae Pergama, reliquias Danaum atque immitis Achilli. quem sequimur? quoue ire iubes? ubi ponere sedes? da, pater, augurium atque animis inlabere nostris Dacci, o Apollo (Timbreo), una dimora nostra, siamo uomini stanchi, donaci una terra, una stirpe, una patria che duri nel tempo, un’altra Pergamo troiana Porta in salvo ciò che è sfuggito alla strage dei Greci e del feroce Achille. Chi ci guiderà e dove…

ALESSANDRO MAGNO

V – Gli ultimi momenti di Alessandro Intuentibus lacrimae obortae praebuere speciem iam non regem, sed funus eius visentis exercitus. Maeror tamen circumstantium lectum eminebat; quos ut rex aspexit: “Invenietis”, inquit, “cum excessero, dignum talibus viris regem?” Incredibile dictu audituque, in eodem habitu corporis, in quem se composuerat, cum admissurus milites esset, durasse, donec a toto exercitu illud ultimum persalutatus est; dimissoque vulgo, velut omni vitae debito liberatus fatigata membra reiecit. Propiusque adire iussis amicis, – nam et vox deficere iam coeperat, – detractum anulum digito Perdiccae tradidit adiectis mandatis, ut corpus suum ad Hammonem ferri iuberent. Quaerentibusque his cui relinqueret regnum, respondit ei qui esset optimus, ceterum providere iam se ob…

Augusto dedica il Tempio a Giove Tonante

01 settembre      Augusto dedica il Tempio a Giove Tonante                        “Augustus urbem marmoream reliquit quam latericiam accepit. Tutam vero etiam in posterum praestitit. Publica opera multa exstruxit: Forum cum aede Martis Ultoris, templum Apollinis in Palatio, aedem Tonantis Iovis in Capitolio.” “Augusto lasciò di marmo la città che aveva ricevuto di mattoni. Fece molte opere pubbliche: il Foro con il tempio di Marte Ultore, il tempio di Apollo al Palatino, il tempio di Giove Tonante in Campidoglio” Dalla “Vita dei Cesari” -Svetonio- Stampa di Giovanni Battista Piranesi in cui il tempio di Vespasiano viene scambiato per quello di Giove Tonante

ZEFIRO

Zèfiro o Favonio come lo chiamavano i romani è un vento che soffia da ponente. Nell’Iliade Zefiro è un vento violento o piovoso, mentre più tardi sarà considerato leggero, simile alla brezza, e messaggero della primavera. Secondo Esiodo è figlio di Astreo (o di Eolo, dio dei venti) e di Eos (l’aurora), e vive in una caverna in Tracia. Zefiro si unì all’arpia Celeno, che aveva preso le sembianze di una giumenta; dalla loro unione sarebbero nati Xanto e Balio, i cavalli immortali di Achille. Innamoratosi del giovane principe spartano, Giacinto, lo contese ad Apollo. Un giorno, accecato dalla gelosia, Zefiro deviò un disco lanciato dal dio, che colpì Giacinto, uccidendolo. Un’altra tradizione…

PERCHÉ SI CHIAMA QUINQUATRI

Ovidio chiede, a Minerva, il perché la festività detta Quinquatri abbia tale nome, la Dea racconta che fu lei a scoprire il flauto avendone scavato un legno di bosso, si compiacque ella dolce melodia, ma specchiandosi in un laghetto si avvide che si deformava il viso, quindi decise che l’arte da lei creata non ne valesse la pena e gettò via il flauto, un sauro lo raccolse e lo rimirava stupito senza conoscerne l’uso, poi portatolo alla bocca e soffiatovi dentro uscì un suono dolce, comprimendo le dita sui fori compose delle melodie, tanto divenirne superbo e da menarsene vanto con le ninfe, tanto superbo da sfidare Apollo che vintolo punì.  …

DEDICA del TEMPIO di MERCURIO 15 maggio

Il 15 Maggio si celebrava l’anniversario della dedicazione di un tempio di Mercurio. Mercurio era pregato da mercanti e truffatori, secondo il mito, da bambino aveva rubato i buoi di Apollo nell’isola di Ortigia, Mercurio era il dio romano del commercio e, il giorno idi di maggio, i mercanti si radunavano presso una fontana a lui dedicata non lontana dalla Porta Capena. A causa del fatto che per la loro attività spesso dovessere fare ricorso all’imbroglio o a menzogne, dopo essersi purificati ed avendo indosso solo una tunica, si recavano alla fonte. Lì raccoglievano le acque con anfore anch’esse purificate, che riportavano a casa per aspergere con rami di alloro il capo e gli…

APOLLO E DAFNE e  l’amore non corrisposto

Nella versione, di Ovidio, narra che Dafne a causa della sua estrema bellezza, attirò l’attenzione e l’ardore amoroso di Apollo. Ella però fiera della sua libertà, rifiutò l’amore divino e iniziò a fuggire, Apollo la inseguì ma poco prima di raggiungerla la fanciulla supplicò i genitori, il dio fluviale Ladone e la madre, la naiade Creusa di salvarla. Gli Dèi ascoltarono la preghiera, in un attimo, la giovinetta si trasformò in una pianta d’alloro, da allora fu l’albero preferito di Apollo, che ne porta i rami come una corona ed elevo le fronde d’alloro agli onori dei fasti avvenire. Lui la insegue, con l’aiuto dell’ali dell’amore, corre di più, non gli dà tregua…