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QUINQUATRI MINORI

Quinquatri Minori

I Quinquatri minori si festeggiavano il 13 di giugno, la leggenda che diede vita alla festa dei Quinquatri minori, che si festeggiavano il 13 di giugno, è legata alla corporazione dei flautisti di chiara origine greca, a dispetto della grande importanza per il ruolo cosi rilevante nella società, cadde in disgrazia a causa di un decreto pubblico che limitarono il numero dei flautisti durante le cerimonie. Per protesta i flautisti si auto esiliarono a Tivoli fino a quando un giorno durante una festa si ubriacarono a tal punto da fare cosi tanto baccano da indurre il padrone di casa a caricarli su un carretto e a farli uscire dalla sua proprietà. Il carretto, senza alcuna guida, giunse a Roma e attraversò la Porta Esquilina per poi giungere nel Foro. Qui vennero accolti tra le risa generali e per renderli ancor più divertenti vennero truccati, mascherati e vestiti con lunghe vesti, prima di cacciarli. Da allora, ogni 13 giugno, venne celebrata una festa in onore della dea Minerva i cui partecipanti giravano truccati e mascherati per le strade della città. Cosi, Ovidio, nei Fasti è narrata questa festa 

Et iam Quinquatrus iubeor narrare minores nunc ades o coeptis, flava Minerva, meis ‘cur vagus incedit tota tibicen in Urbe quid sibi personae, quid stola longa volunt sic ego. sic posita Tritonia cuspide dixit possim utinam doctae verba referre deae ‘temporibus veterum tibicinis usus avorum magnus et in magno semper honore fuit: cantabat fanis, cantabat tibia ludis, cantabat maestis tibia funeribus dulcis erat mercede labor. tempusque secutum quod subito gratae frangeret artis opus adde quod aedilis, pompam qui funeris irent artifices solos iusserat esse dece exilio mutant Urbem Tiburque recedunt exilium quodam tempore Tibur erat quaeritur in scaena cava tibia, quaeritur aris ducit supremos nenia nulla toros servierat quidam, quantolibet ordine dignus, Tibure, sed longo tempore liber erat rure dapes parat ille suo, turbamque canoram convocat: ad festas convenit illa dapes nox erat, et vinis oculique animique natabant cum praecomposito nuntius ore venit, atque ita “quid cessas convivia solvere?” dixit “auctor vindictae nam venit ecce tuae.”nec mora, convivae valido titubantia vino membra movent; dubii stantque labantque pedes.at dominus “discedite” ait, plaustroque morantes sustulit in plaustro scirpea lata fuit adliciunt somnos tempus motusque merumque, potaque se Tibur turba redire putat iamque per Esquilias Romanam intraverat urbem et mane in medio plaustra fuere foro Plautius, ut posset specie numeroque senatum fallere, personis imperat ora tegi admiscetque alios et, ut hunc tibicina coetum augeat, in longis vestibus esse iubet sic reduces bene posse tegi, ne forte notentur contra collegi iussa venire sui res placuit, cultuque novo licet Idibus uti et canere ad veteres verba iocosa modos haec ubi perdocuit, ‘superest mihi discere dixi ‘cur sit Quinquatrus illa vocata dies.’

E già mi si ordina di narrare i Quinquatri Minori. Oh bionda Minerva, asseconda i miei inizi. “Perché il flautista vaga in tutta l’Urbe? Quale è il significato delle maschere e le lunghe vesti? Cosi chiesi e cosi deposta la lancia rispose la Tritonia (oh possa io riferire le parole della dea sapiente): “Ai tempi degli antichi avi grande fu l’uso dei flautisti e sempre in grande onore: il flauto suonava nei santuari, suonava nei giochi, il flauto suonava nei tristi funerali; era un lavoro gradito per la lauta ricompensa. Ma ci fu un tempo che interruppe all’improvviso l’attività della dolce arte. Aggiungi che l’edile, aveva ordinato che i suonatori che seguivano il corteo funebre, fossero solo dieci. Allora scambiano l’Urbe con l’esilio e raggiungono Tivoli, per un periodo Tivoli divenne l’esilio. Nei teatri e nelle cerimonie religiose è richiesto il flauto cavo nel teatro, si cerca per gli altari; nessuna nenia guidava le lettighe dell’estremo viaggio. A Tivoli un tale degno e di buona condizione, era stato schiavo, ma da lungo tempo era libero preparava pranzi nella sua campagna, e invita una folla canora; quella partecipa ai pranzi festivi. KEra notte, gli occhi e gli animi nuotavano nei vini, quando giunse un messaggero con un discorso preparato, e così disse: Perché indugi a concludere i banchetti? ” “Ecco infatti arriva l’autore della tua liberazione”. Senza indugio, i convitati muovono le membra vacillanti per il forte vino, e i piedi sono incerti e barcollano. Ma il padrone dice: “Allontanatevi” e li mise su un carro con un ampio graticcio sul carro. L’ora e il movimento e il vino facilitano il sonno, e la compagnia ubriaca crede di tornare a Tivoli. E già era entrata nell’urbe attraverso la porta l’Esquilina, la mattina i carri si trovarono nel foro. Plauzio, per poter ingannare il senato con l’aspetto e col numero, ordina che i volti siano coperti di maschere, e mescola altri e, affinché la schiera delle flautiste aumenti questo gruppo, ordina di stare con lunghe vesti, così da poter gli esuli essere ben protetti, affinché non siano per caso accusati di andare contro gli ordini della loro corporazione. La cosa piacque, e nelle Idi è permesso fare uso di un nuovo ornamento e cantare parole giocose su vecchi ritmi. Quando mi spiegò queste cose dissi: “Mi resta da sapere perché quel giorno è chiamato Quinquatri.

Ovidio, I Fasti, lib.VI, 650 – 694

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