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PULLONE E VORENO 

Pullone e Voreno 

1)  Nella legione c’erano due uomini, centurioni, molto coraggiosi, Tito Pullone e Lucio Voreno. Tra di loro c’erano continue controversie, su chi dei due fosse superiore all’altro, e tutti gli anni competevano tra loro riguardo al loro grado. Tra questi Pullone, mentre combatteva con accanimento presso le fortificazioni, disse: «che fai Voreno?  Esiti !!! O quale momento aspetti per mostrare il tuo valore? Questo giorno giudicherà delle nostre liti». Avendo detto ciò, senza alcuna paura avanza fuori dalle fortificazioni e si scaglia contro quella parte dei nemici che sembrò più serrata. Neanche Voreno si trattiene nella trincea, ma, temendo il giudizio di tutti, lo segue. Lasciato uno piccolo spazio, Pullone scaglia un giavellotto contro i nemici e ne trafigge uno. Essendo stato questo colpito e tramortito, i nemici lo proteggono con gli scudi, tutti scagliano contro quello (Pullone) i giavellotti e non gli danno la possibilità di avanzare.

2)  A Pullone trafiggono lo scudo e un giavellotto si conficca nel balteo. Questo colpo sposta il fodero e blocca la mano destra a Pullone, mentre tenta di estrarre il gladio, i nemici lo circondano, impacciato: era in grande pericolo e non poteva sperare alcun aiuto. Ma lo soccorre il nemico Voreno e lo aiuta, essendo in difficolta. Tutta la moltitudine da Pullone si rivolge subito verso costui; ritengono che egli sia stato ucciso dal giavellotto. Voreno gestisce la situazione corpo a corpo con il gladio e, avendone ucciso uno, respinge un po’ gli altri; mentre incalza piuttosto ardentemente, inciampato in un luogo più basso cade. A costui, circondato a propria volta, porta aiuto Pullone ed entrambi incolumi, dopo averne uccisi parecchi, con grande onore si ritirano dentro le fortificazioni. Cosi la sorte coinvolse entrambi nella lite e nel duello, cosi che uno avversario dell’altro fosse di aiuto e di salvezza e non potesse essere deciso chi tra i due fosse preferito all’altro per valore

1) Erant rei legione duo fortissimi viri centuriones, Titus Pullo et Lucius Vorenus. Hi perpetuas inter se controversias habebant, uter alteri anteferretur, omnibusque annis de loco summis simultatibus contendebant. Ex his Pullo, cum acerrime ad munitions pugnaretur quid dubitas dixit Vorene? Aut quem locum ut virtutem tuam probes expectas? Hic dies de nostris controversiis iudicabit». Haec cum dixisset, sine ullo metu procedit extra munitiones, quaeque hostium pars confertissima est visa, eam irrumpit. Ne Vorenus quidem sese tum vallo continet, sed, omnium veritus existimationem, subsequitur. Mediocri spatio relicto, Pullo pilum in quosdam hostes immittit atque aliquem traicit. Quo percusso exanimatoque, hunc scutis protegunt hostes, in illum universi tela coniciunt neque dant progrediendi facultatem.

2) Transfigitur scutum Pulloni et verutum in balteo defigitur. Avertit hic casus vaginam et Pulloni gladium educere contanti dextram moratur manum, impeditumque hostes circumsistunt in magno periculo erat neque ullum subsidium sperare poterat. Sed succurrit inimicus illi Vorenus et ei laboranti subvenit. Ad hunc se confestim a Pullone omnis multitudo convertit; illum veruto arbitrantur occisum esse. Gladio comminus rem gerit Vorenus atque, uno interfecto, reliquos paulum propellit, dum cupidius instat, in quendam locum deiectus inferiorem concidit. Huic rursus circumvento subsidium fert Pullo atque ambo incolumes, compluribus interfectis, summa cum laude sese intra munitiones recipiunt. Sic fortuna in contentione et certamine utrumque versavit, ut alter alteri inimicus auxilio salutique esse neque diiudicari posset, uter utri virtute anteferretur.

                                               Giulio Cesare, De Bello Gallico

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