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PONZIO TELESINO

PONZIO TELESINO

Ponzio muorevdurante la battaglia di Porta Collina il 2 novembtre del 82 a.C. Durante la guerra sociale, Ponzio Telesino, fiero comandante dei Sanniti, uomo carismatico verso il suo popolo e ostile ai Romani, radunò una  schiera di uomini e giovani, imperversò per la Campania e l’Etruria dove ottene vittorie. Infine assediò Roma, presso Porta Collina, combattendo contro Silla. La battaglia fu molto aspra e incerta; solo all’imbrunire della notte i soldati romani con strategie di accerchiamento e sacrificio mettono in fuga i nemici. Il giorno successivo alla battaglia gli uomini di Silla trovarono Ponzio Telesino in fin di vita, che manteneva nel volto la fierezza del vincitore più che dello sconfitto.

 27 At Pontius Telesinus, dux Samnitium, vir domi bellique fortissimus penitusque Romano nomini infestissimus, contractis circiter quadraginta milibus fortissimae pertinacissimaeque in retinendis armis iuventutis, Carbone ac Mario consulibus abhinc annos centum et novem Kal. Novembribus ita ad portam Collinam cum Sulla dimicavit, ut ad summum discrimen et eum et rem publicam perduceret, 2 quae non maius periculum adiit Hannibalis intra tertium miliarium castra conspicata, quam eo die, quo circumvolans ordines exercitus sui Telesinus dictitansque adesse Romanis ultimum diem vociferabatur eruendam delendamque urbem, adiiciens numquam defuturos raptores Italicae libertatis lupos, nisi silva, in quam refugere solerent, esset excisa. 3 Post primam demum horam noctis et Romana acies respiravit et hostium cessit. Telesinus postera die semianimis repertus est, victoris magis quam morientis vultum praeferens, cuius abscisum caput ferro figi gestarigue circa Praeneste Sulla iussit. 4 Tum demum desperatis rebus suis C. Marius adulescens per cuniculos, qui miro opere fabricati in diversas agrorum partis ferebant, conatus erumpere, cum foramine e terra emersisset, a dispositis in id ipsum interemptus est. 5 Sunt qui sua manu, sunt qui concurrentem mutuis ictibus cum minore fratre Telesini una, obsesso et erumpente occubuisse prodiderint. Utcumque cecidit, hodieque tanta patris imagine non obscuratur eius memoria. De quo iuvene quid existimaverit Sulla, in promptu est; occiso enim demum eo Felicis nomen adsumpsit, quod quidem usurpasset iustissime, si eundem et vincendi et vivendi finem habuisset. 6 Oppugnationi autem Praenestis ac Marii praefuerat Ofella Lucretius, qui cum ante Marianarum fuisset partium praetor, ad Sullam transfugerat. Felicitatem diei, quo Samnitiurn Telesinique pulsus est exercitus, Sulla perpetua ludorum circensium honoravit memoria, qui sub eius nomine Sullanae Victoriae celebrantur.

27] Ma Ponzio Telesino, capo dei Sanniti, uomo il più violento sia in pace che in guerra e certo quello che più odiava il nome romano, raccolti circa 40 mila giovani violenti e pronti a tutto purché avessero un’arma in mano, sotto il consolato di Carbone e Mario, centonove anni orsono, nel giorno delle Calende di Novembre, attacò Silla presso porta Collina e cosi costrinse a una lotta all’ultimo sangue sia lui che la res publica. 2. Un pericolo non maggiore fu quello che incuté Annibale, quando si spinse a meno di tre miglia da Roma per poter osservarne le difese: in quel giorno, Telesino andava su e giù per gli ordini del suo esercito e non faceva che ripetere che era giunto l’ultimo giorno per Roma e, poiché in giro si diceva che la città ormai sarebbe stata sradicata e distrutta, lui ci aggiungeva che non sarebbero mai mancati usurpatori alla libertà dell’Italia, se prima non si fosse recisa la foresta che dava loro asilo. 3. Cosi, si era ormai già alla prima ora della notte, quando la schiera romana ebbe un po’ di respiro, perché i nemici cedevano. Era il giorno dopo, quando Telesino Tu trovato in fin di vita, ma poiche, anche allora, egli preferiva atteggiare il suo volto a quello di un vincitore, piuttosto che a quello di un moribondo, Silla ordinò che gli tagliassero la testa e che, infilzatala sopra una lancia, le facessero fare un giro intorno a Preneste. 4. Solo allora, poiché la loro causa era perduta, il giovane C. Mario tentò di fare un’ultima sortita attraverso dei cunicoli che, costruiti con grande fatica, conducevano in varie parti della campagna; ma non appena usci fuori dall’entrata sul terreno, in quel preciso momento fu ucciso da alcune guardie li dislocate. 5. Vi è chi dice che morì per sua stessa mano, oppure vi è chi dice che si scagliò contro i nemici e mori pieno di ferite insieme al fratello minore di Telesino, altri invece che mori combattendo come un ossesso. Quale che fu il modo in cui peri, certo la sua memoria non è affatto oscurata da quella di un padre così grande. Quanto Silla stesso stimasse quel giovane è sotto gli occhi di tutti, per il fatto che solo quando lui fu ucciso egli accettò di prendere il soprannome di Felix, soprannome che quello gli avrebbe usurpato con tutte le ragioni, se mai avesse potuto continuare a vivere e a vincere. 6. Nell’assedio di Preneste e di Mario colui che maggiormente si distinse fu Ofella Lucrezio: costui, in precedenza, era stato pretore della fazione mariana, ma poi era fuggito presso Silla. Silla onorò la felicità di quella giornata, in cui aveva respinto l’esercito dei Sanniti e di Telesino, con dei giochi circensi che si ricordarono per sempre, i quali si celebrano ancora sotto il nome di Giochi della Vittoria di Silla.

Velleio Patercolo, Historiae Romanae, lib. Posterior, 27

Immagine: Paestum – Tomba del Guerriero (fine V – inizi IV a.C.)

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