FELICITÀ

Felicità Non è felice, credimi, chi dipende dal benessere materiale. Poggia su fragili basi e gode di beni che vengono dal di fuori: la gioia, come è venuta, se ne andrà. Quella che scaturisce dall’intimo, invece, è durevole e stabile, cresce e ci accompagna fino all’ultimo: gli altri beni, apprezzati dalla massa, durano un giorno. “Ma come? Non possono essere utili e piacevoli?” Chi dice di no? Ma solo se dipendono loro da noi, non noi da loro. Numquam credideris felicem quemquam ex felicitate suspensum. Fragilibus innititur qui adventicio laetus est: exibit gaudium quod intravit. At illud ex se ortum fidele firmumque est et crescit et ad extremum usque prosequitur: cetera quorum…

SAFFO INVOCA AFRODITE

Saffo Invoca Afrodite I questi versi iniziali, in cui Saffo in affanno per Un nuovo amore, invoca Afrodite come nume tutelare della sua passione pregandola di non farla soffrire e di liberarla dagli affanni. Afrodite!!! Oh dea immortale, dal trono adorno di fiori, figlia di Zeus, che trami inganni, ti prego non quietare il mio cuore con tormenti e affanni, oh divina, stammi vicina, come una volta che ascoltasti la mia preghiera e aggiogando il tuo carro giungesti lasciando la lucente casa di Zeus.                                                        …

PERCHÉ LAMENTARSI

Perché Lamentarsi Tamen tu indignaris aliquid aut quereris et non intellegis nihil esse in istis mali nisi hoc unum quod indignaris et quereri, si me interrogas? nihil puto viro miserum nisi aliquid esse in rerum natura quod putet miserum, non feram me quo die aliquid ferre non potero.  Tu ti indigni e lamenti per delle contrarietà e non vuoi capire che in esse non c’è nulla di male, se non il tuo indignarti e il tuo lamentarti, vuoi sapere il mio parere? Secondo me l’infelicità per l’uomo è ritenere che in natura ci siano elementi d’infelicità, non mi sopporterò più il giorno in cui non saprò piu sopportare qualche disgrazia.   Seneca,…

MORIRE INNOCENTE

Morire Innocente Idem, cum Atheniensium scelerata dementia tristem de capite eius sententiam tulisset fortique animo et constanti vultu potionem veneni e manu carnificis accepisset, admoto iam labris poculo, uxore Xantippe inter fletum et lamentationem vociferante innocentem eum periturum, “Quid ergo?” inquit “nocenti mihi mori satius esse duxisti?”  Socrate, dopo che la scellerata follia degli Ateniesi portò alla triste sentenza riguardo la sua condanna di morte, e che, con animo coraggioso e volto impassibile, ricevette dalla mano del carnefice un filtro di veleno, mossa già la bocca al filtro, mentre la moglie Santippe proclamava tra le lacrime e il lamento che lui stava per morire innocente, disse: “Perché, dunque, pensavi che per me…

ULISSE APPRODA a EÈA

Ulisse Approda Eèa Quindi, navigammo con la tristezza nel cuore, ma lieti di essere in vita seppur privi dei cari compagni, giungemmo all’isola Eèa, dove abitava Circe dai riccioli belli, la terribile dea dalla voce umana ch’era sorella d’Eèta, signore dal cuore feroce entrambi nati dal Sole che illumina il mondo, la loro madre fu Perse, la figlia di Oceano.                      Omero, Odissea lib. X Immagine: Circe – Juliette Mayniel                                            dall’ODISSEA, sceneggiato televisivo della RAI del 1968

FILOTTETE

Filottete Filottete, secondo la leggenda era un nobile principe della Tessaglia, alleato degli Achei nella guerra contro Troia ed era stato allievo di Ercole e ne aveva ereditato l’arco, e le frecce oltre che l’abilità nell’usarlo con destrezza. Omero ci narra, nell’Odissea, che mentre era a capo di un contingente degli Achei che stavano andando alla guerra di Troia, fu morso da un serpente che gli causò un ferita, la lesione mal curata si era infettata ed emanava un cattivo odore, tanto da costringere i compagni ad abbandonarlo sull’isola di Lemno. Sofocle in una sua opera teatrale, racconta che, secondo una profezia, Troia sarebbe caduta solo con l’aiuto delle armi di Ercole. Filottete…

OTONE

Otone Il 16 di aprile del 69 d.C. Marco Salvio Otone si suicida per non cadere nelle mani nemiche, con un solenne discorso, Otone consolò chi gli si faceva incontro, mentre dava donativi ai suoi soldati e ai suoi servi. Si ritirò poi nella sua tenda e bruciò le sue lettere personali perché non finissero in mano al nemico, scrisse due lettere, una alla sorella e una a Statilia, con la quale voleva sposarsi, ma che lo aveva rifiutato. Si mise poi a riposare portando a letto con sé due pugnali, dormì tutta la notte e al suo risveglio si trafisse il fianco, ai primi gemiti i suoi attendenti accorsero al suo…

GAIO CILNIO MECENATE

Gaio Cilnio Mecenate  Gaio Cilnio Mecenate nacque ad Arezzo il 15 aprile 68 a.C., nato da un’antica e nobile famiglia etrusca, è stato un influente consigliere, alleato ed amico dell’imperatore Augusto. Formò un circolo di intellettuali e di poeti che protesse, incoraggiò e sostenne nella loro produzione artistica. Fra questi si possono annoverare Orazio, Virgilio e Properzio. Con questo suo atteggiamento egli contribuì efficacemente ad un sostegno al regime che Augusto stava imponendo, molte delle opere prodotte con il sostegno di Mecenate contribuirono ad illustrare l’immagine di Roma ed anche a sostenere alcune azioni della politica dell’imperatore. Secondo la testimonianza di Properzio, sembra che Mecenate abbia partecipato alle campagne di Modena, Filippi…

ORACOLO DI FAUNO

Oracolo Di Fauno La Religio greca e latina tendeva a valorizzare le caratteristiche geologiche dei luoghi come santuari naturali.Il toponimo Albunea, ha indotto in errore tanti commentatori che identificavano erroneamente con l’Albunea citata da Virgilio con la divinità oracolare che aveva dimora nell’acropoli di Tivoli, tale  prova è confortata dall’assenza di esalazioni solforose in zona e nemmeno identificabile con la zona delle Acque Albule, perché vi è troppa distanza tra le stesse ed il territorio del rex Latino citato da Virgilio, è verosimile allora che Albunea, in questo caso, sia una selva posta nel territorio di Lavinio ed è probabile che Albunea si trovava nella Selva Laurentina, dove ribollivano le acque di…

TITO QUINZIO FLAMINIO 

Flaminino sconfigge Filippo re di Macedonia e ristabilisce la libertà delle città greche durante i giochi istmici di Corinto. A soli trent’anni fu eletto console nel 198 a.C. con Sesto Elio Peto Catone. Al momento della scelta delle province, a Flaminino toccò la Macedonia, il quale con il consenso del Senato, costituì un’armata per affrontare Filippo V di Macedonia. Rimase a Roma lo stretto necessario per delle cerimonie religiose pubbliche, poiché era necessario ingraziarsi gli dei prima della spedizione. Non appena, però, terminate le cerimonie, Flaminino si diresse immediatamente verso la Macedonia, per raggiungere l’accampamento dell’esercito romano già presente in Grecia e studiare la strategia per invadere la Macedonia. Dopo varie e dure…

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