AEDES LARES 27 Giugno

Il 27 giugno si celebrava l’anniversario della dedica dell’Ardea Larum in Summa Sacra Via, era situata nella zona compresa tra la Casa delle Vestali e la Basilica di Massenzio, la prima testimonianza che si hanno di questa edicola sono relative al 106 a.C.. Nel 7 a. C., Augusto emanò un piano regolatore della città, la divise in regioni, riorganizzando anche i collegi compitalicii e il culto dei Lari. A questa riforma Augusto aggiunse il Genius Caesaris, il Genio tutelare dell’imperatore la cui religione fu così congiunta con quella dei “Lares Augusti et Genius Caesaris”. Il culto dei Lari si allargò da travalicare le mura domestiche, al Lare familiare si aggiunsero così i…

TEMPIO di GIOVE STATORE 27 Giugno

Il 27 giugno cadeva anche l’anniversario del più antico tempio Giove Statore, la dedica fu fatto da Romolo per bloccare la fuga dei suoi soldati mentre erano in battaglia contro i Sabini. tempus idem Stator aedis habet, quam Romulus olimante Palatini condidit ora iugi. Nella stessa occasione fu costruito il tempio di Giove Statore che un tempo Romolo fondò davanti il colle Palatino. Ovidio, I Fasti, lib. VI 793 – 794 Immagine: Statua di Juppiter (juppiter stator), trovata a Vieil-Evreux nel 1840, bronze, Musée d’Art-Histoire-Archéologie, Evreux Francia

La Musa CLIO 

Il nome Clio significa “rendere famoso, celebrare, glorificare”: la musa viene raffigurata seduta con una pergamena in mano. Clio rappresenta la storia. E’ la sorella maggiore, la prima fra le muse, riceve dalla madre Mnemosine, personificazione della memoria, il potere di trasmettere il ricordo di fatti e personaggi. Nell’antichità questa musa veniva invocata dai poeti. Una leggenda vuole che Orfeo fosse nato dall’unione di Clio e Apollo, il dio della musica.  …o decus, o sacra femina digna domo!’ sic cecinit Clio, doctae adsensere sorores adnuit Alcides increpuitque lyram. O gloria o sacra signora degna dì quella sacra casa così canto Clio con il consenso delle dotte sorelle anche Alcide annuì così fece risuonare la sua lira….

FORS FORTUNA 24 giugno

La dea Fortuna è una delle divinità più antiche di Roma, il cui culto fu particolarmente favorito da Servio Tullio che dedicò alla Dea Fortuna ben 26 templi, ciasuno dedicato ad una sua specificità. In questo giorno tutta la plebe e in genere tutti i poveri si recano a invocare la dea e passano la giornata in allegria. Sul Tevere molti festeggiano su barche inghirlandate e si ubriacano fino a notte fonda. Cosi Ovidio ci descrive la festa. Tempora labuntur, tacitisque senescimus annis, et fugiunt freno non remorante dies quam cito venerunt Fortunae Fortis honores post septem luces Iunius actus erit ite, deam laeti Fortem celebrate Quirites in Tiberis ripa munera regis habet pars pede pars etiam celeri decurrite cumba nec…

TEMPIO MINERVA SULL’AVENTINO

La festività cadeva il 19 di giugno e dedicata alla dea Minerva. Veniva ricordata la dedica del tempio sito sull’Aventino. Iam sex et totidem luces de mense supersunt, huic unum numero tu tamen adde diem sol abit a Geminis, et Cancri signa rubescunt: coepit Aventina Pallas in arce coli.  Mancano orma solo sei e sei giorni del mese ma addiziona a questo numero solo un altro giorno il sole si allontana dai gemelli e rosseggia la costellazione del cancro sul colle Aventino inoiziano le celebrazioni di Minerva. Ovidio, I Fasti lib. VI 725 – 728 Immagine: Minerva policroma  Museo Nazionale Palazzo Massimo.

ZEFIRO

Zèfiro o Favonio come lo chiamavano i romani è un vento che soffia da ponente. Nell’Iliade Zefiro è un vento violento o piovoso, mentre più tardi sarà considerato leggero, simile alla brezza, e messaggero della primavera. Secondo Esiodo è figlio di Astreo (o di Eolo, dio dei venti) e di Eos (l’aurora), e vive in una caverna in Tracia. Zefiro si unì all’arpia Celeno, che aveva preso le sembianze di una giumenta; dalla loro unione sarebbero nati Xanto e Balio, i cavalli immortali di Achille. Innamoratosi del giovane principe spartano, Giacinto, lo contese ad Apollo. Un giorno, accecato dalla gelosia, Zefiro deviò un disco lanciato dal dio, che colpì Giacinto, uccidendolo. Un’altra tradizione…

PERCHÉ SI CHIAMA QUINQUATRI

Ovidio chiede, a Minerva, il perché la festività detta Quinquatri abbia tale nome, la Dea racconta che fu lei a scoprire il flauto avendone scavato un legno di bosso, si compiacque ella dolce melodia, ma specchiandosi in un laghetto si avvide che si deformava il viso, quindi decise che l’arte da lei creata non ne valesse la pena e gettò via il flauto, un sauro lo raccolse e lo rimirava stupito senza conoscerne l’uso, poi portatolo alla bocca e soffiatovi dentro uscì un suono dolce, comprimendo le dita sui fori compose delle melodie, tanto divenirne superbo e da menarsene vanto con le ninfe, tanto superbo da sfidare Apollo che vintolo punì.  …

DEA FORTUNA 11 giugno

Anniversario della dedica del tempio della dea Fortuna nel Foro Boario da parte del re ServioTullio.   Numeris Suffustium Praenestinorum monumenta declarant, honestum hominem et nobilem, somniis crebris, ad extremum etiam minacibus cum iuberetur certo in loco silicem caedere, perterritum visis, inridentibus suis civibus id agere coepisse; itaque perfracto saxo sortis erupisse in robore insculptas priscarum litterarum notis. Is est hodie locus saeptus religiose propter Iovis pueri, qui lactens, cum Iunone Fortunae in gremio sedens, mammam adpetens, castissime colitur a matribus. 86 Eodemque tempore in eo loco, ubi Fortunae nunc sita est aedes, mel ex olea fluxisse dicunt, haruspicesque dixisse summa nobilitate illas sortis futuras, eorumque iussu ex illa olea arcam esse factam,…

QUNDO STERCUS DELATUS FAS   15 giugno

Il 15 giugno, si leggono le lettere Q. S. D. F., che Varrone e Festo spiegano così: “quando stercus delatus fas”, alludendo al rito consistente nel trasportare fuori dal tempio di Vesta lo sterco che si è accumulato nel corso dell’anno. Lo sterco viene portato in un luogo apposito sul Campidoglio, forse nei pressi del tempio di Saturno,l visto che uno degli epiteti del dio è Stercolius. La cerimonia rappresenta un momento di purificazione del tempio, ma si riferisce anche evidentemente alla concimazione dei campi. Invece secondo Ovidio lo sterco viene gettato nel Tevere. In ogni caso la purificazione del tempio segna il compimento dell’opera produttiva della terra e la preparazione di…

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