INCENDIO del TEMPIO di VESTA

Incendio del Tempio di Vesta Lucio Cecilio Metello, ebbe molte carica consolari, ma quello che segnò la sua vita fu quando ebbe la carica di Pontifex Maximus conseguita nel 243 a.C., durante la sua carica di potenfice massimo un incendio divorò il tempio di Vesta e minacciò il Penus Vestae, luogo più remoto e sacro del tempio, naturalmente era luogo interdetto agli uomini. Nel penus era custoditi il Palladio ed altri oggetti sacri a cui era legato il destino di Roma. Lucio Cecilio Metello, senza esitazione, si gettò tra le fiamme e riapparse con il Palladio, l’emblema della prima Roma. Più autori ci narrano che i suoi occhi non resistettero e la…

IL TEMPO È PREZIOSO

Il tempo è prezioso Quanti di noi in gioventù abbiamo detto ora voglio divertirmi per studiare c’è tempo, il tempo passa e spesso non ci si costruisce un futuro. Ita fac, mi Lucili: vindica te tibi, et tempus quod adhuc aut auferebatur aut subripiebatur aut excidebat collige et serva. Persuade tibi hoc sic esse ut scribo: quaedam tempora eripiuntur nobis, quaedam subducuntur, quaedam effluunt. Turpissima tamen est iactura quae per neglegentiam fit.  “Comportati così, Lucilio mio, rivendica il tuo diritto su te stesso e il tempo che fino ad oggi ti veniva portato via o carpito o andava perduto, raccoglilo e fanne tesoro. Convinciti che è proprio così, come ti scrivo: certi…

BONA DEA

BONA DEA La Bona Dea, la Grande Madre ebbe il suo tempio sull’Aventino, di cui non se ne conservano resti, era un culto prettamente femminile, agli uomini era interdetto l’accesso al tempio, la Dea fu associata sia alla castità che alla fertilità delle donne, ma anche alla guarigione nonchè alla protezione dello stato e del popolo romano. Il tempio era anche un centro di guarigioni in cui era custodito un magazzino di erbe medicinali. Il culto era officiato da solo donne ed non era ammesso la presenza maschile neanche di animali, i riti pubblici erano aperti alle donne rispettabili di tutte le classi sociali, ma non se avevano dato scandalo o erano…

EMILIA ED HESTIA

Emilia ed Hestia L’ordine sacerdotale delle Vestali tra i tanti e gravosi compiti aveva quello di vegliare il Fuoco Sacro che ardeva nel Tempio delle Vestali, il fuoco aveva un valore sacrale per la città e il suo estinguersi era considerata una sciagura e motivo di credere una incombente calamità per la città. Le vestali che per loro negligenza lasciavano spegnere il fuoco venivano punite con la morte. Di seguito abbiamo una descrizione di Dionigi di Alicarnasso che ci narra la storia della Virgo Vestale Aemilia: Si narra che una volta, essendosi spento il fuoco per negligenza di colei a cui le era stata affidata la custodia, di nome Emilia, che ne aveva…

MERCURALIA

Mercuralia                                                                                 Le Mercuralia erano una antica festività romana in onore di Mercurio, era il messaggero degli dei, ma era anche il dio romano del commercio e, alle idi di maggio (il 15), i mercanti si radunavano presso una fontana a lui dedicata non lontana dalla Porta Capena. A causa del fatto che per la loro attività spesso dovessere fare ricorso all’imbroglio o a menzogne, dopo essersi purificati ed avendo indosso solo una tunica,…

SAFFO INTERROGA AFRODITE

Saffo Interroga Afrodite Saffo, devota ad Afrodite nel suo epigramma, fa parlare la dea. Come se la scrittrice fosse interrogata Afrodite le chiede: chi ti fa torto? Chi non ricambia il tuo amore?  La domanda è posta da Afrodite come a voler dire che chi non si piega alle sue leggi dell’ amore compie una ingiustizia.: Sopra la terra bruna ti conducevano i passeri belli, veloci, battevano rapidi le ali nell’abisso del cielo, in un attimo, furono qui! E tu, beata, sorridendo nel volto immortale, hai chiesto perché ancora soffrivo e perché ancora chiamavo e che cosa voleva sopra ogni cosa il mio cuore folle. “E chi ancora devo convincere ad accettare il…

FELICITÀ

Felicità Non è felice, credimi, chi dipende dal benessere materiale. Poggia su fragili basi e gode di beni che vengono dal di fuori: la gioia, come è venuta, se ne andrà. Quella che scaturisce dall’intimo, invece, è durevole e stabile, cresce e ci accompagna fino all’ultimo: gli altri beni, apprezzati dalla massa, durano un giorno. “Ma come? Non possono essere utili e piacevoli?” Chi dice di no? Ma solo se dipendono loro da noi, non noi da loro. Numquam credideris felicem quemquam ex felicitate suspensum. Fragilibus innititur qui adventicio laetus est: exibit gaudium quod intravit. At illud ex se ortum fidele firmumque est et crescit et ad extremum usque prosequitur: cetera quorum…

SAFFO INVOCA AFRODITE

Saffo Invoca Afrodite I questi versi iniziali, in cui Saffo in affanno per Un nuovo amore, invoca Afrodite come nume tutelare della sua passione pregandola di non farla soffrire e di liberarla dagli affanni. Afrodite!!! Oh dea immortale, dal trono adorno di fiori, figlia di Zeus, che trami inganni, ti prego non quietare il mio cuore con tormenti e affanni, oh divina, stammi vicina, come una volta che ascoltasti la mia preghiera e aggiogando il tuo carro giungesti lasciando la lucente casa di Zeus.                                                        …

PERCHÉ LAMENTARSI

Perché Lamentarsi Tamen tu indignaris aliquid aut quereris et non intellegis nihil esse in istis mali nisi hoc unum quod indignaris et quereri, si me interrogas? nihil puto viro miserum nisi aliquid esse in rerum natura quod putet miserum, non feram me quo die aliquid ferre non potero.  Tu ti indigni e lamenti per delle contrarietà e non vuoi capire che in esse non c’è nulla di male, se non il tuo indignarti e il tuo lamentarti, vuoi sapere il mio parere? Secondo me l’infelicità per l’uomo è ritenere che in natura ci siano elementi d’infelicità, non mi sopporterò più il giorno in cui non saprò piu sopportare qualche disgrazia.   Seneca,…

MORIRE INNOCENTE

Morire Innocente Idem, cum Atheniensium scelerata dementia tristem de capite eius sententiam tulisset fortique animo et constanti vultu potionem veneni e manu carnificis accepisset, admoto iam labris poculo, uxore Xantippe inter fletum et lamentationem vociferante innocentem eum periturum, “Quid ergo?” inquit “nocenti mihi mori satius esse duxisti?”  Socrate, dopo che la scellerata follia degli Ateniesi portò alla triste sentenza riguardo la sua condanna di morte, e che, con animo coraggioso e volto impassibile, ricevette dalla mano del carnefice un filtro di veleno, mossa già la bocca al filtro, mentre la moglie Santippe proclamava tra le lacrime e il lamento che lui stava per morire innocente, disse: “Perché, dunque, pensavi che per me…

Page 3 of 48«12345»102030...Last »