VALENTINIANO I MUORE

Valentiniano muore il 17 novembre 375 d.C., in seguito a un malore durante un incontro, organizzato da Equizio, con un’ambasceria dei Quadi, che chiedevano la pace e clemenza. Gli ambasciatori dopo essersi prostrati ai piedi dell’Imperatore, essi giustificarono le incursioni dei loro connazionali in territorio romano attribuendole a bande di briganti stranieri situate nei pressi del fiume e aggiunsero che l’odio e gli attacchi nei confronti dei Romani era stata validamente provocata dal fatto che questi ultimi avevano cominciato a costruire fortificazioni nei loro territori. Queste giustificazioni, ritenute arroganti irritò terribilmente l’Imperatore che, mentre con violenza verbale rivolta verso l’ambasceria, accusò il popolo dei Quadi di irriconoscenza, si sentì male all’improvviso colpito da ictus,…

VENERARE GLI DEI

…Dobbiamo venertare e adorare gli Dei e non vi è nulla di più elevato, di più sacro del culto degli dei purché li si venerino con purezza, rettitudine ed integrità di mente e di parola. Del resto non furono solo i filosofi ma anche i nostri antenati a distinguere la superstizione dalla religione. ….Quos deos et venerari et colere debemus, cultus autem deorum est optumus idemque castissimus atque sanctissimus plenissimusque pietatis, ut eos semper pura integra incorrupta et mente et voce veneremur. non enim philosophi solum verum etiam maiores nostri superstitionem a religione separaverunt. Cicerone, De Natura Deorum, lib. II, 71. montre pas cher

TIBERIO

Tibèrio Claudio Nerone nasce il 16 novembre del 42 a.C., membro della gens Claudia. Fu adottato da Augusto nel 4 d.C., e il suo nome mutò in Tiberio Giulio Cesare. Valente generale, pacificò la Germania e tenne sotto controllo la situazione in Pannonia e Dalmazia; adottato da Augusto nel 4 d.C., salì al trono nel 14 d.C. Continuò la politica augustea, accentuando all’interno il potere imperiale nei rapporti con il senato e mantenendo la pace ai confini. Il suo regno fu però segnato da un clima di sospetti di cui fu abile ispiratore il prefetto del pretorio Lucio Elio Seiano, che nel tentativo di ottenere la successione e per eliminare ogni possibile…

LESBIA – CLODIA

Secondo quanto ci riferisce Apuleio, la Lesbia di Catullo, così chiamata in onore di Saffo, poetessa dell’isola greca di Lesbo, è da identificare con una Clodia. Per Clodia, Catullo provò sempre una passione trascinante, che lo fece intensamente soffrire. La maggior parte dei carmi di Catullo è incentrata sull’amore non corrisposto e sui tradimenti di cui Lesbia lo fa oggetto, Il poeta, Catullo, preferì cantare del suo amore per questa donna senza riferirne il nome.  Eadem igitur opera accusent C. Catul<l>um, quod Lesbiam pro Clodia nominarit  …per il medesimo fatto accusino Catullo perché nominò Lesbia invece di Clodia,  (Apuleio, Apologia sive pro se de magia -10, 3 )

L’ESIBIZIONISTA IN AMORE

Marziale in questo epigramma redarguisce e biasima la moralità di Lesbia, che da come ci è riportato da Apuleio nel suo “Apologia” si tratta di Clodia, moglie del proconsole della Gallia Cisalpina Quinto Metello Celere e sorella del tribuno della plebe Publio Clodio Pulcro, Clodia era una donna di una bellezza raffinata, colta, ma licenziosa nei suoi atteggiamenti e nel  comportamento, fu l’amante di molti politici potenti e di poeti e giovani della buona società dell’epoca.  Lasci sempre la porta aperta e incustodita, oh Lesbia, quando fai l’amore, non ti curi di nascondere i tuoi segreti, godi più per lo spettatore che per l’amante, non ti sono gradite le gioie se sono…

GIULIANO IL CORAGGIO DI UN CENTURIONE

Giuliano  il coraggio di un centurione                                                    Durante la guerra Giudaica, nella fortezza Antonia, edificio che sorgeva nella parte settentrionale del tempio di Gerusalemme, sede della guarnigione romana  e del procutatore, fu scenarioo di una cruenta storia. Un centurione di nome Giuliano, al seguito di Tito, vedendo che la sua guarnigione stava soccombendo, con sprezzo del pericolo, come ci è riportato da Flavio Giuseppe, si getto nella mischia:  81 Un tal Giuliano, centurione di un corpo ausiliario di Bitini, una persona di non poco rilievo, che per la…

LUDI PLEBEI

I Ludi Plebei  la cui durata nei tempi più antichi fu di uno o due giorni, fu poi estesa a 14 giorni, dal 4 al 17 novembre; come in questi, gli ultimi tre giorni erano destinati a giochi nel circo Flaminio del Campo Marzio, mentre nei primi 11 giorni si erano susseguiti ludi scenici. Furono istituiti in memoria della riconosciuta e confermata sovranità popolare, la secessione della plebe sul monte Aventino. La fase culminante dei ludi erano celebrati con il banchetto sacrificale in onore di Giove (epulum Iovis) che soleva essere celebrato il 14 novembre nel tempio di Giove Capitolino. Tra le molteplici cariche detenute da Cicerone fu quella di edile e che ebbe il…

FLAVIO CLAUDIO GIULIANO

Il 6 di novembre, Flavio Claudio Giuliano viene nominato Cesare dal cugino Costanzo Augusto. Quest’ultimo era angustiato dalle perdite in Gallia, poiché nessuno si opponeva ai barbari che stavano distruggendo tutto ciò che trovavano sulla loro strada, dopo essere stato a lungo incerto sul da farsi e sulle misure d’adottarere decise di associare all’impero il cugino, Giuliano, ammettendo di non essere in grado di sostenere da solo il peso dell’Impero, in molti, gli “ammaestrati all’arte dell’adulazione” come scrive Ammiano, cercarono di dissuaderlo da tale decisione, ma vinta ogni ostinazione dei dignitari di corte, Giuliano fu convocato e fu presentato al popolo da Costanzo : Iulianus hunc fratrem meum patrulem ut nobis verecundia…

IL MALCOSTUME NON HA TEMPO

XCVII. Seneca Lucilio suo salutem  1 Sbagli, Lucilio mio, se stimi solo al nostro secolo la lussuria, la negligenza alla moralità, e agli altri vizi che ognuno obbietta alla propria epoca: sono colpe degli uomini, non dei tempi. Non c’è nessuna età per la colpa e se vuoi stimare secolo per secolo la licenziosità, mi rincresce dirlo ma che la depravazione ci fu di più  proprio quando visse Catone. 1 Erras, mi Lucili, si existimas nostri saeculi esse vitium luxuriam et neglegentiam boni moris et alia quae obiecit suis quisque temporibus: hominum sunt ista, non temporum. Nulla aetas vacavit a culpa; et si aestimare licentiam cuiusque saeculi incipias, pudet dicere, numquam apertius…