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OTONE

Otone

Il 16 di aprile del 69 d.C. Marco Salvio Otone si suicida per non cadere nelle mani nemiche, con un solenne discorso, Otone consolò chi gli si faceva incontro, mentre dava donativi ai suoi soldati e ai suoi servi. Si ritirò poi nella sua tenda e bruciò le sue lettere personali perché non finissero in mano al nemico, scrisse due lettere, una alla sorella e una a Statilia, con la quale voleva sposarsi, ma che lo aveva rifiutato. Si mise poi a riposare portando a letto con sé due pugnali, dormì tutta la notte e al suo risveglio si trafisse il fianco, ai primi gemiti i suoi attendenti accorsero al suo capezzale, ma Otone spirò in poco tempo. Come da sue disposizioni fu seppellito in maniera modesta subito dopo la morte. Tacito, come molti altri storici antichi, ne lodò l’eroicità nel morire: con la sua morte, Otone avrebbe desiderato porre fine alla guerra civile che fin troppe vittime romane aveva mietuto. Fu così amato dalle sue truppe che molti dei suoi soldati, dopo averlo sepolto, si uccisero a loro volta. Ma il suo sacrificio si rivelò vano, dato che il principato di Vitellio fu nuovamente scosso dalla rivolta del governatore della Giudea, Tito Flavio Vespasiano. Cosi Tacito ci narra le ultime ore di Otone:

« Esporre la vostra devozione più a lungo ai pericoli e questo vostro valore, lo ritengo, un prezzo troppo alto per la mia vita. Tanto più grande è la speranza che mi offrite, qualora volessi vivere, tanto più bella sarà la morte. Io e la fortuna ci siamo reciprocamente misurati, Non calcolate la durata: è più difficile usare moderazione nella felicità, quando si sa che il suo tempo è breve. La guerra civile è stata aperta da Vitellio, quello è l’inizio della contesa in armi per il principato, voglio essere un esempio, perché non si combatta per esso più di una volta. Da tale esempio giudichino i posteri Otone. Abbia Vitellio la gioia del fratello, della moglie, dei figli: non ho bisogno né di vendette né di conforti. Se altri hanno tenuto più a lungo di me l’impero, nessuno l’avrà lasciato con maggiore forza d’animo. O dovrò accettare che tanta gioventù romana, tanti meravigliosi eserciti siano ancora una volta falciati a terra e strappati allo stato? Lasciate ch’io vada sapendo che sareste morti per me, ma siete vivi. Non ritardiamo più oltre, io la vostra incolumità, voi la mia inflessibile decisione. Un lungo discorso d’addio è una parte di viltà. A prova suprema della mia determinazione, sappiate che non mi lamento di nessuno: prendersela con gli dèi o con gli uomini è gesto di chi vuol vivere. »

Otone da Tacito, Historiae, II, 47

Mentre questa è la versione di Plutarco sulla morte di Otone:

« Morì nel suo trentasettesimo anno di età, dopo un breve regno di circa tre mesi, e la sua morte fu tanto lodata quanto la sua vita criticata; infatti se non visse meglio di Nerone, morì in modo più nobile. »

Plutarco, Otone, XVIII

Immagine da wikipedia: Busto di Otone – Museo delle Scienze Naturali, Houston, Texas.

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