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ORACOLO DI FAUNO

Oracolo Di Fauno

La Religio greca e latina tendeva a valorizzare le caratteristiche geologiche dei luoghi come santuari naturali.Il toponimo Albunea, ha indotto in errore tanti commentatori che identificavano erroneamente con l’Albunea citata da Virgilio con la divinità oracolare che aveva dimora nell’acropoli di Tivoli, tale  prova è confortata dall’assenza di esalazioni solforose in zona e nemmeno identificabile con la zona delle Acque Albule, perché vi è troppa distanza tra le stesse ed il territorio del rex Latino citato da Virgilio, è verosimile allora che Albunea, in questo caso, sia una selva posta nel territorio di Lavinio ed è probabile che Albunea si trovava nella Selva Laurentina, dove ribollivano le acque di un lago fango bianco alimentato da sorgenti solfuree ancora attive, ed collocabile nelle vie che collegavano Ardea con Roma e Lavinium con Monte Cavo. I Romani attribuirono ad Albunea la sede delle Fate latine e dell’oracolo di Fauno che poteva essere consultato con il rito dell’incubazione, ossia addormentandosi, per mezzo dell’esalazioni, davanti alla grotta sacra che metteva in comunicazione il mondo dei vivi con il mondo sotterraneo degli antenati.

L’ORACOLO DI FAUNO

Rex sollicitus monstris oracula Fauni fetidici genitoris, adit lucosque sub alta consulit Albunea, nemorum quae maxima sacro fonte sonat saevamque exhalat opaca mephitim

Il re sollecitato dai prodigi si reca agli oracoli di Fauno, il profetico genitore, e consulta i boschi sotto l’alta Albunea, dove questo grande bosco risuona di sacra fonte e oscura esala acre odore mefitico. 

Virgilio, Eneide, libro VII, versi 81-84

Immagine: Cammeo Ninfe con Fauni

 

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