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MARTE e REA SILVIA

MARTE e REA SILVIA

Eri ancora inerme allora quando ti prese l’amore per la sacerdotessa

Romana

affinché dessi una nobile discendenza a questa città

la Vestale Silvia (infatti chi mi vieta di iniziare da lei)

un mattino andava verso la fonte a lavare i sacri arredi

era giunta alla riva tramite un leggero declivio

depone il vaso in creta che teneva in capo

evstanca si siede in terra

riceve a seno nudo il superiores

riavvia la chioma scomposta dal vento

Mentre siede salici ombrosi e il canto degli uccelli

e il lento mormorio dell’acqua gli conciliano il sonno

blandamente una quiete furtiva si insinua nei suoi occhi

la mano gli cade languidamente dal mento

Marte la vede e subito la desidera, la vuole

La fa sua e con potere divino occulta l’amore rubato

il sonno svanisce lei giace fecondata

di certo nelle viscere c’era già il fondatore dell’Urbe Romana.

 

tunc quoque inermis eras, cum te Romana sacerdos

cepit, ut huic urbi semina magna dares.

Silvia Vestalis (quid enim vetat inde moveri?)

sacra lavaturas mane petebat aquas.

ventum erat ad molli declivem tramite ripam;

ponitur e summa fictilis urna coma:

fessa resedit humo, ventosque accepit aperto

pectore, turbatas restituitque comas.

dum sedet, umbrosae salices volucresque canorae

fecerunt somnos et leve murmur aquae;

blanda quies furtim victis obrepsit ocellis,

et cadit a mento languida facta manus.

Mars videt hanc visamque cupit potiturque cupita,

et sua divina furta fefellit ope.

somnus abit, iacet ipsa gravis; iam scilicet Esiodo

viscera Romanae conditor urbis erat.

 

Rea Silvia addormentata e Marte,

sarcofago, II-III secolo d.C. Roma, Palazzo Mattei

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