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LA POESIA SUI MURI DI POMPEI

La Poesia Sui Muri Di Pompei

Nulla può durare in eterno, il sole che brilla così chiaro, sprofonderà nel mare, anche la luna decresce, che ora brillava piena. Così, alle burrasche della tua Venere segue spesso il dolce zeffiro.

Scritto di anonimo, nella casa di Caio Giulio Polibio, a Pompei.

La casa di Giulio Polibio risale al II sec. a.C. e occupa gran parte dell’isolato: all’ingresso segue un ambiente chiuso e decorato in ‘primo stile’ (la finta porta dipinta, di ‘secondo stile’, maschera la chiusura di una porta preesistente). 

Nella zona di servizio ci sono la cucina e il larario dipinto, per il culto dei Lares (divinità domestiche): essi sono raffigurati in alto, con il serpente agathodemone (protettore del focolare) e il Genius, protettore del capofamiglia.  Nel peristilio ci sono i calchi in gesso di armadi in legno e di porte della casa. S’ammirano pitture attribuite al tardo ‘terzo stile’ a fondo bianco: nel triclinio è il famoso quadro a soggetto mitologico col supplizio inflitto da parte di Anfione e Zeto a Dirce, colpevole d’aver maltrattato la loro madre, e quindi legata a un toro inferocito. In questa stanza fu recuperata ammassata -forse per i lavori in corso in casa- preziosa suppellettile da mensa e una statua in bronzo di Apollo, che regge sulle braccia forse un vassoio.

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