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INCENDIO del TEMPIO di VESTA

Incendio del Tempio di Vesta

Lucio Cecilio Metello, ebbe molte carica consolari, ma quello che segnò la sua vita fu quando ebbe la carica di Pontifex Maximus conseguita nel 243 a.C., durante la sua carica di potenfice massimo un incendio divorò il tempio di Vesta e minacciò il Penus Vestae, luogo più remoto e sacro del tempio, naturalmente era luogo interdetto agli uomini. Nel penus era custoditi il Palladio ed altri oggetti sacri a cui era legato il destino di Roma. Lucio Cecilio Metello, senza esitazione, si gettò tra le fiamme e riapparse con il Palladio, l’emblema della prima Roma. Più autori ci narrano che i suoi occhi non resistettero e la violenza del calore lo rese cieco. Il Senato in segno di gratitudine gli garantì il privilegio di poter essere trasportato in lettiga in Curia. Ovidio cosi nei fasti ci narra l’episodio:

Flagrabant sanctis sceleratis ignibus ignes , Mixtacque erat flammae flamma profana piae. Attoniatae flebant demisso crine ministrae: abstulerat vires corporis ipse timor . provolat in medium, et magna “succurite!” voce “non est auxilium flere “Metellus ait. “pignora virgineis fatalia tollite palmis : non ea sunt voto, sed rapienda manu . me miserum ! dubitatis ?” ait. Dubitare videata ed pavidas posito procubuisse genu. haurit aquas tollensque manus, “ignoscite ,” dixit sacra ! vir intrabo non adeunda viro si scelus est in me commissi poena redundet sit capitis damno Roma soluta mei . 

 Bruciava il sacro fuoco per un incendio scellerato, la fiamma profana si mischiava alla fiamma devota, piangevano costernate le Vestali con le chiome disciolte il terrore stesso aveva sottratto forza ai loro corpi, vola in mezzo a loro Metello e a gran voce esclama correte al soccorso non è di aiuto il pianto prendete con le virginee mani i pegni fatali essi si devono afferrare con le mani non con i voti ahimè esitate , le vedeva restare indecise e pervase dal terrore gettarsi in ginocchio, attinse acqua e sollevando le mani disse: “perdonatemi o sacre cose io uomo entro in luoghi vietato agli uomini se è sacrilegio la punizione ricada su di me che l’ho commesso ma Roma sia salva dal disastro a prezzo della mia vita 

Ovidio I Fasti lib. VI, 439 – 452

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