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I LITTORI

 

I Littori

I littori furono istituiti al tempo di Romolo, questi camminavano davanti al rex e lo proteggevano con bastoni. Erano membri di una speciale classe di servitori civili dell’antica Roma che, sia in Età repubblicana sia in quella imperiale avevano il compito di proteggere i magistrati dotati di imperium. Inizialmente i littori erano scelti dalla plebe, anche se, per gran parte della storia di Roma, sembrano essere stati soprattutto liberti. Tuttavia, erano senza dubbio cittadini romani, dato che indossavano la toga dentro Roma, ed erano organizzati in una corporazione. I littori erano associati ai Comizi curiati e in origine erano probabilmente scelti uno per curia, dato che all’inizio erano in numero di 30 come le curie. Il littore portava con sé i fasces, che erano composti da 30 verghe e una scure, quest’ultima era tenuta nei fasci solo fuori del pomerium, precedevano il magistrato ovunque andasse. I littori erano schierati in una formazione ordinata davanti al magistrato, in cui il primus lictor occupava il primo posto, attendendo ordini, se c’era folla i littori aprivano la strada e mantenevano al sicuro il protetto, tirando da parte tutti tranne le matrone romane, a cui erano attribuiti degli onori speciali. Avevano anche il compito di stare accanto al magistrato ogni volta che si rivolgeva alla folla. I magistrati potevano disporre solo dei loro littori se visitavano una città libera o si rivolgevano ad un magistrato di grado superiore. I littori avevano anche doveri giuridici e penali: se il loro magistrato lo avesse ordinato, avrebbero potuto arrestare e punire i cittadini romani. Ad una vestale fu accordato un littore quando dovette recarsi ad una cerimonia pubblica. Come riferisce Tito Livio l’origine dei littori risale all’Età regia e veniva forse dagli etruschi:

“Rebus divinis rite perpetratis vocataque ad concilium multitudine quae coalescere in populi unius corpus nulla re praeterquam legibus poterat, iura dedit; quae ita sancta generi hominum agresti fore ratus, si se ipse venerabilem insignibus imperii fecisset, cum cetero habitu se augustiorem, tum maxime lictoribus duodecim sumptis fecit. Alii ab numero avium quae augurio regnum portenderant eum secutum numerum putant. me haud paenitet eorum sententiae esse quibus et apparitores hoc genus ab Etruscis finitimis, unde sella curulis, unde toga praetexta sumpta est, et numerum quoque ipsum ductum placet, et ita habuisse Etruscos quod ex duodecim populis communiter creato rege singulos singuli populi lictores dederint.”

“Sistemata la sfera del divino in maniera conforme alle usanze religiose e convocata in assemblea la massa, che nulla, salvo il vincolo giuridico, poteva unire nel complesso di un solo popolo, diede loro un sistema di leggi. Pensando che esso sarebbe stato inviolabile per quei rozzi villici solo a patto di rendere se stesso degno di venerazione per i segni distintivi dell’autorità, diventò più maestoso sia nel resto della persona sia soprattutto grazie ai

dodici littori di cui si circondò. Alcuni ritengono che egli adottò il numero in base a quello degli uccelli che, col loro augurio, gli avevano pronosticato il regno. A me non dispiace la tesi di quelli che sostengono importati dalla confinante Etruria da dove furono introdotte la sedia curule e la toga pretesta tanto questo tipo di subalterni quanto il loro stesso numero. Essi ritengono che Ia cosa fosse cosi presso gli Etruschi dal momento che, una volta eletto il re dall’insieme dei dodici popoli, ciascuno di essi forniva un littore a testa.” 

                                  (Tito Livio, Ab Urbe condita libri, I, 8.)

Immagine da wiki commons: Littore dal Museo Archeologico di Verona.

Altre fonti:  Aulo Gellio, Noctes Atticae.

                      Plutarco, Vita di Romolo.

 

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