Leggi anche

GIURAMENTO E ONORE

Giuramento e Onore

Nel Mos Maiorum Romano il giuramento romano era un atto sacro a cui partecipano tre soggetti: due soggetti terreni, uno attivo, che invoca la potenza sovraumana, ed uno passivo, ossia colui che deve giurare, ed una terza figura divina, che garantisce l’atto e viene esortata con l’exsecratio a punire l’eventuale spergiuro. Nel giuramento, dunque, si univano un elemento umano e un elemento divino, di qui la pericolosità dell’infrazione.

XVIII. De observata custoditaque apud Romanos iurisiurandi sanctimonia; atque inibi de decem captivis, quos Romam Hannibal deiurio ab his accepto legavit.:                                      

1 Iusiurandum apud Romanos inviolate sancteque habitum servatumque est. Id et moribus legibusque multis ostenditur, et hoc, quod dicemus, ei rei non tenue argumentum esse potest. 2 Post proelium Cannense Hannibal, Carthaginiensium imperator, ex captivis nostris electos decem Romam misit mandavitque eis pactusque est, ut, si populo Romano videretur, permutatio fieret captivorum et pro his, quos alteri plures acciperent, darent argenti pondo libram et selibram. 3 Hoc, priusquam proficiscerentur, iusiurandum eos adegit redituros esse in castra Poenica, si Romani captivos non permutarent. 4 Veniunt Romam decem captivi. 5 Mandatum Poeni imperatoris in senatu exponunt. 6 Permutatio senatui non placita. 7 Parentes cognati adfinesque captivorum amplexi eos postliminio in patriam redisse dicebant statumque eorum integrum incolumemque esse ac, ne ad hostes redire vellent, orabant. 8 Tum octo ex his postliminium iustum non esse sibi responderunt, quoniam deiurio vincti forent, statimque, uti iurati erant, ad Hannibalem profecti sunt. 9 Duo reliqui Romae manserunt solutosque esse se ac liberatos religione dicebant, quoniam, cum egressi castra hostium fuissent, commenticio consilio regressi eodem, tamquam si ob aliquam fortuitam causam, issent atque ita iureiurando satisfacto rursum iniurati abissent. 10 Haec eorum fraudulenta calliditas tam esse turpis existimata est, ut contempti vulgo discerptique sint censoresque eos postea omnium notarum et damnis et ignominiis adfecerint, quoniam, quod facturos deieraverant, non fecissent. 11 Cornelius autem Nepos in libro exemplorum quinto id quoque litteris mandavit multis in senatu placuisse, ut hi, qui redire nollent, datis custodibus ad Hannibalem deducerentur, sed eam sententiam numero plurium, quibus id non videretur, superatam; eos tamen, qui ad Hannibalem non redissent, usque adeo intestabiles invisosque fuisse, ut taedium vitae ceperint necemque sibi consciverint.

La stretta osservanza della santitá del giuramento da parte dei Romani e la vicenda dei dieci prigionieri che Annibale invió a Roma dopo aver ricevuto la loro parola d’onore: Il giuramento presso i Romani era osservato e considerato sacro e inviolabile. Ció ci è mostrato da molte usanze e leggi, l’argomento che sto per raccontare ne è una prova da non poco conto:

Dopo la battaglia di Canne, Annibale, comandante dei Cartaginesi, scelse dieci fra i nostri prigionieri e li inviò a Roma per proporre, se il popolo romano approvava, di fare uno scambio di prigionieri e per quelli che una delle parti riceveva in più doversi versare una libbra e mezza di argento. Da questi, prima che partissero, chiese di giurare che sarebbero ritornati al campo Punico, qualora i Romani non accettavano lo scambio dei prigionieri. Vennero a Roma i dieci prigionieri. Esposero in Senato la proposta Punica. Lo scambio non incontro il favore del Senato. I genitori, i parenti, gli amici dei prigionieri abbracciandoli dicevano loro che, essendo ritornati in patria con il diritto del postliminio, la loro condizione di indipendenza era completa e inviolabile: li pregavano  di non ritornare dal nemico. Allora otto fra di essi risposero che non godevano del diritto del postilimio, poiché erano vincolati da un giuramento, e immediatamente come avevano giurato, ritornarono da Annibale. In due rimasero a Roma e dichiararono di non essere vincolati e obbligati poiché, dopo aver lasciato l’accampamento nemico, con fare fraudolento vi erano rientrati come per un motivo fortuito e perciò, avendo adempiuto al giuramento di rientrare, erano venuti via liberi dal giuramento la poco onorevole astuzia sembrò cosi biasimevole che vennero da molti disprezzati e riprovati, mentre i censori li colpirono con tutti i possibili marchi di punizione e di infamia, poiché non avevano fatto ciò che avevano giurato di compiere. Anche Cornelio Nepote, nel V libro degli Esempi, ricorda l’episodio dicendo che molti senatori erano del parere che coloro i quali non avevano voluto rientrare dovessero essere rinviati, sotto scorta, ad Annibale; ma tale proposta rimase soccombente con una maggioranza di dissensi, coloro che non erano rientrati da Annibale vennero talmente detestati e odiati, che finirono per provare disgusto della propria vita e uccidersi.

Aulo Gellio, Noctes Atticae,  lib. VI XVIII                                           Immagine: Aureo romano rappresentante il giuramento

I commenti sono chiusi.