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CONSUALIA di DICEMBRE

Conso era un antico dio italico dei granai e degli approvvigionamenti, l’ara contenuta nel sacrario era sempre coperta di terra e non veniva dissepolta se non durante le feste del dio, ricorrenti ogni anno il 21 agosto e il 15 di dicembre date che coincideva con il termine della raccolta e della semina. Lucio Papirio Cursore, dopo l’espugnazione di Taranto, gli dedicò nel 272 a.C. un tempio. Secondo la fonte di Dionigi di Alicarnasso il dio Conso, era identificato nel Neptunus Equestris, ovvero nel dio Nettuno protettore degli equini. Pertanto erano di rigore le celebrazioni con corse di asini, cavalli assistevano anche gli equini non concorrenti, ricoperti con ghirlande floreali e per quel giorno esentati da ogni lavoro. Si legge in Tito Livio che i Consualia furono istituiti dallo stesso Romolo quando, con i giovani romani snobbati dalle genti vicine, organizzò il famoso Ratto delle sabine. 

 

Immagine: Rilievo con scena di elargizione di aiuti alimentari ai bambini romani,  II secolo d.C. Musei Capitolini, Roma.

…ludos ex industria parat Neptuno equestri sollemnes; Consualia vocat. Multi mortali convenere, studio etiam videndae novae urbis, maxime proximi quique, Caeninenses, Crustumini, Antemnates; iam Sabinorum omnis moltitudo cum liberis ac coniugibus venit…

…dispose giochi solenni in onore di Nettuno equestre, giochi chiamati Consuali. Convennero molti comuni mortali, per la curiosità di vedere la nuova città, e particolare i più vicini i Ceninesi, i Crustumini, gli Antemnati. E la popolazione dei Sabini vennero in tanti con mogli e figli…

                                          “Tito Livio, Ab Urbe condita lib. I – 9”

Ai miei tempi i Romani celebrano la festività consacrata da Romolo chiamandola Consualia. Durante la festa un altare sotterraneo innalzato presso il Circo Massimo, dopo che viene scavato il terreno intorno viene venerato con con sacrifici e primizie che vengono bruciate, si svolge anche una corsa di cavalli sia quelli aggiogati che quelli liberi. Il dio a cui vengono tributati i riti, i Romani, lo chiamano Consus, che nella nosta lingua dicono che sia Posidone Seisichthon e che sia onorato con un altare sotterraneo poiché questo dio possiede la terra.

               “Dionigi di Alicarnasso, Antichità romane, II, 31, 2

Immagine: Mosaico Trionfo di Nettuno, Museo del Bardo

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