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BONA DEA

BONA DEA

La Bona Dea, la Grande Madre ebbe il suo tempio sull’Aventino, di cui non se ne conservano resti, era un culto prettamente femminile, agli uomini era interdetto l’accesso al tempio, la Dea fu associata sia alla castità che alla fertilità delle donne, ma anche alla guarigione nonchè alla protezione dello stato e del popolo romano. Il tempio era anche un centro di guarigioni in cui era custodito un magazzino di erbe medicinali. Il culto era officiato da solo donne ed non era ammesso la presenza maschile neanche di animali, i riti pubblici erano aperti alle donne rispettabili di tutte le classi sociali, ma non se avevano dato scandalo o erano cadute in disgrazia. A proposito dell’interdizione maschile ai riti, un episodio scandaloso avvenne la notte tra il 4 e il 5 dicembre, si eseguivano i riti segreti in onore della Bona Dea in casa di Cesare, pretore e pontefice massimo, Clodio, amante della moglie di Cesare, Pompeia, bramoso di incontrarla si introdusse in casa ma fu scoperto  dalla madre di Cesare, Aurelia Cotta, che coordinava i preparativi. Clodio se la cavò corrompendo i giudici, la pena prevista per chi violava i sacri riti della Bona Dea era la morte. Così Plutarco nelle vite parallele racconta l’accaduto: 

IX 1 – 8

Durante la sua pretura non si verifico nessun episodio di rilevanza, ma avvene un episodio sgradevole in famiglia. Un uomo di nobile origine, conosciuto per le sue ricchezze e abilità oratorie, di nome Publio Clodio, per protervia e prepotenza non era secondo a nessun delinquente. Costui si invaghì di Pompeia, moglie di Cesare, ed anche lei spasimava per lui, ma nelle stanze delle donne della casa di Cesare i controlli erano severi, Aurelia, la madre di Cesare, donna severa controllava con attenzione la nuora, rendendo rischiosi gli incontri tra gli innamorati. I Romani onorano una dea di nome Bona, cosi come i greci la chiamano Ginecea: i Frigi che la rivendicano come propria dicono che sia la madre del re Mida, mentre i Romani dicono che sia la driade che si uni a Fauno, per i Greci quella delle madri di Dioniso di cui non si pronuncia il nome. Così quando si celebrano la festa coprono con tralci di vite le tende e si pone un serpente accanto alla dea in ossequio al mito. Quando si celebrano i sacri misteri della dea e vietato che un uomo partecipi e che sia in casa, per quel che si racconta, le sole donne compiono riti simili a quelli dei misteri orfici. Quando arriva il giorno della festa la moglie del console o pretore prepara la casa per il rito, mentre il consorte esce con tutti i maschi di famiglia. I riti si celebravano di notte e durante la veglia si mescolavano musiche e giochi.

X 1 – 11

Quell’anno celebrava la festa Pompeia e Clodio ancora imberbe credeva di passare inosservato si vestì con abiti e strumenti di una flautista, simile nell’aspetto ad una fanciulla. Trovò le porte aperte e tranquillamente fu introdotto da una ancella che era a conoscenza della relazione, informò Pompeia, passato un po di tempo, Clodio, impaziente non seppe attendere dove era stato fatto lasciato e vagando per la casa evitava i luoghi illuminati ma si imbatte con l’ancella di Aurelia. Costei, scambiandolo per una donna, lo invito a giocare ma trovando resistenza lo trasse a se e gli chiese chi fosse, Clodio rispose che stava aspettando Abra, l’ancella favorita di Pompeia, ma dalla voce fu scoperto. La donna urlando corse dove c’era luce e le altre donne e gridando disse di aver scoperto un uomo, tutte rimasero sconvolte, Aurelia interruppe il rito e ricoprì gli arredi sacri e fece chiudere tutte le porte con una fiaccola si aggirò per le stanze alla ricerca di Clodio. Lo trovo nella stanza dell’ancella che l’aveva introdotto e, riconosciuto fu scacciato, le donne tornate a casa riferirono ai propri mariti. Il giorno dopo in città la notizia era sulla bocca di tutti. Clodio aveva compiuto un atto sacrilego e dove rendere soddisfazione agli offesi, alla città e agli Dei. Un tribuno della Plebe presento, contro Clodio, una accusa di empietà ed senatori e personaggi influenti lo accusarono di altre colpe tra cui l’incesto con la sorella, che era la sposa di Lucullo. Di fronte alle accuse degli aristocratici il popolo si schierò a difesa di Clodio, i giudici pressati e basiti temevano il popolo, Cesare nel frattempo ripudio la moglie ma in luogo giudiziale disse di non sapere nulla dell’accusa mossa contro Clodio. L’accusa gli chiese come mai avesse ripudiato la moglie e lui rispose “perché pensavo giusto che di mia moglie neppure si sospettasse”. Ci fu chi disse che egli abbia detto quelle parole perché quello era il suo pensiero ed altri dissero che le aveva dette per compiacere il popoloche voleva salvare Clodio, quest’ultimo fu dunque prosciolto dall’accusa perché i giudici espressero un giudizio indecifrabile, per non inimicarsi il popolo e non essere malvisti dagli aristocratici nel caso l’avessero assolto.

Plutarco, Cesare IX , 1 – 8 , Plutarco, Cesare X,  1 – 11

Immagine: Mater Matura, Museo Archeologico Campano di Capua 

 

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