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ACQUA e ACUEDOTTI

Così scriveva Sesto Giulio Frontino, nominato “Curator Aquarum” durante il principato di Nerva.

 

…Tot aquarum tam multis necessariis molibus pyramidas videlicet otiosas

compares aut cetera inertia sed fama celebrata opera Graecorum…

 

…Una tale quantità di strutture, che traspotrtano tanta acqua,

se vuoi comparale con le oziose Piramidi

o con le altre inutili, se pur famose inutili opere dei Greci…

De Aquis I – 16 Sesto Giulio Frontino

 

Nel periodo aureo della Roma imperiale, dalle superbe costruzioni che stupivano i visitatori che arrivavano in città si è stimato che, gli undici acquedotti, fornivano alla cittadinanza circa quasi un milione di metri cubi d’acqua pro capite. Gli acquedotti approvvigionavano un sistema di servizi igienici come terme, bagni pubblici, industrie, fontane pubbliche e le ville e domus private dove si arricchivano con giochi d’acqua la magnificenza e lo status sociale dei proprietari. L’acqua assicurava anche una discreta igiene e salute della popolazione, il progressivo declino di queste opere ingegneristiche inizio con l’avvento del cristianesimo i luoghi come le terme furono visti come luoghi di promiscuità dei sessi e del peccato, l’abbandono definitivo avvenne quando nel 537 i Goti al comando di Vitige tagliarono le condotte che portavano l’acqua in città. L’abbandono degli acquedotti determinarono un radicale cambiamento delle abitudini nell’igiene e con la conseguente diffusione di malattie ed epidemie.

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