Leggi anche

5 marzo NAVIGIUM ISIDIS

Il Navigium Isidis era un rito festoso dedicato alla vicenda della dea Iside, ella fece risorgere il suo sposo Osiride dopo aver ritrovato, viaggiando per mari, tutte le parti del suo corpo smembrato. La festa consisteva in un corteo in maschera in cui un’imbarcazione di legno veniva ornata di omaggi floreali. In questo rito, Iside veniva celebrata in quanto simbolo del Principio femminile e della sua fertilità, che domina l’esistente.  Il Navigium Isidis si teneva in data variabile corrispondente alla prima luna piena seguente l’equinozio di primavera, dopo che, nel 391, il cattolicesimo venne ufficializzato come religione dell’Impero Romano fu sostituito dalla celebrazione della resurrezione di Cristo. Una testimonianza della della presenza dei riti Isiaci è dato da Apuleio :

Diu denique gratiarum gerendarum sermone prolixo commoratus, tandem digredior et recta patrium larem revisurus meum post aliquam multum temporis contendo paucosque post diebus deae potentis instinctu raptim constrictis sarcinulis, nave conscensa, Romam versus profectionem dirigo, tutusque prosperitate ventorum ferentium Augusti portum celerrime ac dehinc carpento pervolavi, vesperaque, quam dies insequebatur Iduum Decembrium, sacrosanctam istam civitatem accedo. Nec ullum tam praecipuum mihi exinde studium fuit quam cotidie supplicare summo numini reginae Isidis, quae de templi situ sumpto nomine Campensis summa cum veneratione propitiatur. Eram cultor denique adsiduus, fani quidem advena, religionis autem indigena…

…A lungo mi trattenni con lui per dirgli tutta la mia gratitudine e finalmente mi decisi a partire, a prendere la via di casa, dopo tanta assenza.        Ma erano trascorsi soltanto pochi giorni che per esortazione della potente dea raccolsi i miei pochi bagagli e mi imbarcai per Roma. Col favore dei venti, dopo un viaggio tranquillo e senza intoppi, giunsi rapidamente al porto di Augusta e di qui proseguii, in carrozza, per la sacrosanta città dove giunsi la sera: era la vigilia delle Idi di dicembre.     Da allora in poi non ebbi altro pensiero che quello di pregare ogni giorno la divina maestà di Iside che qui a Roma è venerata con somma devozione e che dal luogo dove sorge il suo tempio viene chiamata Iside Campense. Divenni insomma un assiduo praticante forestiero per quel tempio macittadino ormai di quella religione…

 

Apuleio, Metamorfosi – Lib. XI, XXVI         Immagine: Iside de


i Musei Capitolini

Inserisci un commento